Un capitolo tagliato

È la storia di un capitolo tagliato durante la fase di editing di "Lupi di Aschi". Rischiava di creare confusione nel lettore. La verità è che volevo approfondire un tema che mi sta a cuore attraverso una metafora, forse partendo da troppo lontano.
Durante l’editing di Lupi di Aschi ho tagliato questo capitolo. Con un’alabarda, chiudendo gli occhi come un vigliacco. L’editor letterario e alcuni dei miei beta reader mi avevano detto che questa parte sembrava paracadutata da un altro libro, che interrompeva la narrazione e non portava avanti la storia.
Mi sono fidato. D’altronde, perché pagare un editor letterario e chiedere a una decina di persone di leggere il libro in anteprima, se poi non li ascolti?
Avevano ragione? O ci poteva stare?
Il verdetto spetta ai lettori di Lupi di Aschi.
Ecco perché, invece di sotterrare quel capitolo e spedirlo nell’oblio, ho pensato di renderlo disponibile qui.
CONFLITTI
Il pinguino imperatore non può credere ai suoi occhi. Eppure non ha le traveggole, perché tutti gli altri pinguini stanno guardando esattamente nella stessa direzione, con la stessa incredulità.
Una creatura sconosciuta si è lanciata in una corsa sfrenata, a una velocità assurda, e proprio adesso ha inchiodato davanti a loro. Inchiodato, si fa per dire. Ha provato a frenare a duecento metri dal gruppo, ma scivolando sul ghiaccio si è fermato poco prima di travolgerli.
Il pinguino inclina la testa. Cerca di dare un senso a quello che sta vedendo, ma è impossibile. Così, piegandosi leggermente in avanti verso il ghepardo, rompe il silenzio.
«E tu cosa cazzo sei?»
Il ghepardo ha un sussulto, poi passa lo sguardo sull’intera fila di pinguini. «Voi, piuttosto, da dove cazzo siete usciti?»
Se fosse una partita, l’arbitro darebbe ragione ai pinguini e assegnerebbe loro la vittoria, perché i pinguini giocano in casa, in Antartide, dove è il ghepardo a essere fuori posto. Per il verdetto finale, però, servirà aspettare la gara di ritorno. Nel Serengeti.
Il risultato di gara due è scontato: vittoria netta del ghepardo in Africa, dove sono i pinguini a sembrare strani.
Le posizioni inconciliabili sono come i ghepardi e i pinguini. Il problema non è la differenza. È lo shock di pensare che l’altro possa addirittura esistere.
Oggi si gioca la partita decisiva di Pinguini-Ghepardi (1-1). In campo neutro, ad Aschi. L’arbitro è il lupo e sono finiti ai rigori.
Gli spettatori si auguravano una gara senza polemiche. Poveri illusi! I pinguini si sono lamentati della mancanza d’acqua in cui nuotare e i ghepardi hanno chiesto un rinvio per il clima troppo rigido.
Alla vista di ghepardi e pinguini, invece, il lupo non si è scomposto affatto. Si è solo chiesto che sapore potessero avere entrambi.
La cosa ha talmente offeso le due squadre che, inaspettatamente, hanno trovato un terreno comune nel pretendere a gran voce le scuse dell’arbitro.
Il lupo ha acconsentito, peccato che la sua franchezza lo tradisca di nuovo. «Ma non eravate voi quelli del “tu che cazzo sei” e “voi, piuttosto, da dove cazzo siete usciti”?»
Pinguini e ghepardi si guardano. Poi confabulano. Hanno l’aria scocciata, ma alla fine scelgono una soluzione comune.
«Signor arbitro, ci va bene il pareggio. Niente rigori.»
«Ottima scelta» dice il lupo. «È stata anche la nostra quando siamo finiti ai rigori con gli esseri umani.»
Pausa. Gli occhi di tutti restano su di lui. La frase sembra sospesa. È un silenzio interminabile. Poi il lupo rialza gli occhi.
«Peccato che il mondo non sia tutto come Aschi. Appena siamo usciti dal campo, hanno tirato a porta vuota.»
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